Diario dal Chiapas

Giovedì 22 marzo 2007
“Eccoci pronti a partire. Il tempo di un caffè, un abbraccio, un sorriso e via. È finita, per adesso, la nostra avventura in Chiapas. Adesso inizia un’altra avventura, quella che ognuno di noi rivivrà da solo ripensando a questi giorni e cercando di dare un nome a quello che è successo. A cercare di capire, spiegarsi e poi raccontare quanto vissuto in due settimane, quasi in apnea, investiti da una scarica di emozioni che non potremo mai dimenticare. Stanchi, chi più chi meno; ma tutti inesorabilmente felici. Ripartire significa per qualcuno tornare ai propri affetti, per qualcun altro darsi al gozzoviglio; qualcuno, addirittura, si appresta a diventare marito, ditemi voi… Ci siamo passati, dal Chiapas, con tutti noi stessi. Con i nostri mille difetti, pecche e umori. Speriamo che qualcosa ci rimanga attaccato addosso. Di più sarebbe troppo pretendere, mi va bene così. Però chissà… e poi magari è stata solo la prima volta, no? In fondo ormai siamo sposati ad una allegra matta brigata di tizi che intercalano col “BELìN!”, ed abbiamo dimostrato di saper cucinare la pastasciutta anche in situazioni estreme! E poi c’è Simona, che scrive poesie stando DE LATO sull’amaca e ci fa emozionare. Insomma… ormai chi ci ferma più?!”

Raccontare questo viaggio non è semplice. Non è semplice neanche dopo ad aver provato a staccare la spina per qualche giorno, per vedere se la polvere si abbassava un po’. Niente. Tante sensazioni, quante emozioni. Sono incasinato!

Farò un diario, mi dicevo. Che bella idea… Tutti i giorni arrivo alla sera e scrivo quello che è successo. Facile, no? Ma che è successo? Che mi è successo e cosa è successo a tutti noi? Stavolta non trovo le parole. Ci vorrebbe il teletrasporto come in Startrek e dovrei portarvi lì, perché davvero se non vedi non credi e va a finire che… non SENTI.

Di sicuro quello che c’è di importante da dire non l’ho scritto su questo quaderno dove ho pedissequamente e stupidamente annotato la mia emozione per i concerti nelle Caracol, il mio stupore per l’incredibile dignità degli zapatistio l’affetto istantaneo provato per *****; sta da qualche parte tra cuore, cervello e budella ma, davvero, non trovo le parole giuste. Ci vorrebbe, appunto, qualcuno capace non solo di RACCONTARE, ma di farvi ASSAGGIARE. Vorrei che voi provaste quello che abbiamo provato noi in questo viaggio. Qualcosa di non più solamente razionale ma pulsionale, che in un attimo ha unito un gruppo di ragazzi e ragazze, e che probabilmente li terrà uniti molto a lungo.

Io non sono capace di far nascere in voi questa pulsione, altrimenti farei un altro mestiere. Ma vi chiedo un atto di fiducia. Fidatemi di quel che vi dico.

Ho l’insopportabile tendenza, lo sapete, a cercare sempre e comunque la chiave comica ed umoristica, è la mia coperta di Linus; confortato dal suo morbido e rassicurante contatto riesco, a volte, a dire quello che mi passa per la testa senza vergognarmi. Sguazzo in una sorta di sindrome di Mel Brooks, con forti dosi di parodia e forte necessità di ridicolo. Stavolta no, non c’è davvero NIENTE da ridere. Questo è uno dei miei rari momenti di serietà, quindi pretendo massima attenzione! Dico davvero!

Il Chiapas non deve finire, passare di moda, essere dimenticato. Se li lasciamo soli finirà così, non aspettano altro che li lasciamo soli. Grazie a dei ragazzi eccezionali possiamo fare qualcosa anche se ci è impossibile intraprendere viaggi che costano soldi, tempo e fatica. Ya-BASTA è un nome che già, sicuramente, conoscete. Potrebbe bastare, magari, scrivere qui il loro indirizzo internet e buonanotte ma ho voglia di dirvi che questi ragazzi sono da ammirare e, se possibile, da imitare. Ognuno di loro ha una propria vita, proprio come me o tutti voi che leggete; hanno le tasse da pagare, le rate del mutuo, litigano con la morosa o vanno a mangiare la pizza o al cinema. Ma IN PIÙ riescono a fare qualcosa di meraviglioso. Si fanno in quattro, organizzano eventi, raccolgono fondi, parlano con musicisti o assessori senza farsi nessun problema: perché il loro unico problema è QUANTO COSTA un macchinario per tostare il caffè a Polho o QUANTE MEDICINE riusciranno a portare ad Oventic senza farsi beccare dall’esercito o dai paramilitari (o da tutti i vari tipi di Polizie di quel cazzo di paese). E partono. Partono per testimoniare a persone che stanno dall’altra parte del mondo che la loro lotta è anche la nostra. Perché, loro lo hanno capito e AGISCONO di conseguenza: stiamo tutti sulla stessa barca ed il nemico non è più semplicemente “gli americani” o “i cinesi” ma un SISTEMA GLOBALE che ci sta uccidendo. I meccanismi che oggi stritolano il campesino in chiapas sono gli stessi che fanno chiudere le fabbriche in Italia o costringono dei disgraziati a cercare fortuna imbarcandosi su zattere assai poco galleggianti. Chiaro? Limpido. Io questi ragazzi li ringrazierò sempre, e a modo mio l’ho già fatto (ma, per colpa della sindrome di cui parlavo prima magari non l’hanno capito, e allora ribadisco: grazie!). Per avermi/averci portato lì a VEDERE. E per avermi dato modo, per quanto sarò capace, di raccontare. Raccontare di un grazie ricevuto e non meritato perché non stavamo dando niente ma condividendo quel poco che eravamo riusciti a portare. Perché se si è hermanos è naturale condividere, no? Come facevamo da piccoli con le merendine. E loro così ci hanno chiamato: hermanos. Non c’è altro da dire.

La banda e Ya-basta continueranno a collaborare. Non so ancora come, con quali modalità ma… ormai non vi molliamo, statene certi! E mi piacerebbe che, con noi della banda, ci foste anche tutti voi che leggete. Gli amici, perché sapete che per noi questo siete. Sarà un altro bel modo di fare qualcosa insieme, oltre che scatenarci ai concerti, no?

yabastagenova@inventati.org
yabasta@tin.it
yabasta@sherwood.it

p.s. mi aspetto di ricevere telefonate da yabasta che mi comunica un’impennata dei contatti, mi raccomando!!! Convincete amici, parenti, fidanzati e chi volete a fare altrettanto. Ho garantito personalmente per voi, assicurando che il pubblico della banda è il più bello del mondo, non fatemi sfigurare, oh!

Archiviato in: — Nuto @ 02:46
Lo STORE della BANDA
Lo STORE della BANDA
La BANDA sui social network La BANDA sui social network La Banda su Youtube La Banda su MYspace La Banda su Facebook
Copyright © 2002-2012 bandabardò. All rights reserved. - credits Filarete