Bondo! Bondo!

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Come si fa a non muoversi dietro le note della bandabardò? Non si può. Ed eccoci a scrivere questa recensione rimanendo fermi a fatica, mentre la testa e i piedi seguono il ritmo dell’album che scorre e corre nel lettore. Si intitola “Bondo! Bondo!” ed è il settimo nato in casa bandabardò.

Dovremmo odiare questa band per la capacità che ha di entrare nelle nostre teste, con le sue musiche allegre e ricche d’adrenalina, spesso rovesciandoci addosso le colpe di una società della quale, volenti o nolenti, facciamo parte. Si può disprezzare, però, chi ci diverte divertendosi? Chi fa musica con passione? Chi va avanti nonostante tutto? Chi ha cominciato girando per le piazze d’Italia con un furgone improbabile ed è entrato nelle classifiche di vendita ribaltando tutte le leggi del mercato? No alle tv, no alle radio, no alle piccole e grandi prostituzioni. Sì ai concerti, sì al contatto vero col pubblico, sì alla musica impegnata e impegnativa.

Non siamo persuasi che questa sia la formula giusta per la riuscita di un progetto musicale nè che il loro stile di fare musica sia il modello da seguire. L’unica constatazione che possiamo azzardare è che la proposta musicale della bandabardò non ha eguali nel nostro Belpaese.

“Bondo! Bondo!”, arrivato a distanza di due anni dal precedente lavoro e a un anno dalla pubblicazione del live antologico, è un album in linea con la precedente produzione, contenente tredici canzoni inedite concepite libere da schemi e modelli musicali, frutto di dieci giorni e altrettante notti di lavoro creativo.

Ad aprire l’album, però, non è la voce di Enrico “Erriquez” Greppi, fondatore ed ideologo della banda, ma l’urlo di Mick Jagger: “Gente chi sta litigando e perché? Chi si sta picchinado e perché? Perché stiamo litigando? Noi non vogliamo litigare… Chi litiga? Gente, fratelli e sorelle, andiamo… Calmatevi tutti, tutti…”. E’ storia vera, durante un concerto ad Altamont, nel ‘69, esplode la violenza sotto il palco e il frontman dei Rolling Stones pone queste domande nel tentativo di capire cosa stia accadendo.

E’ all’ombra di questi quesiti che nasce “Bondo! Bondo!”, ricco di spunti di attualità e punti di domanda. Il tutto coronato da una sfilata di suoni ad opera di tamburi, contrabbasso, chitarre acustiche, trombe, flicorni, tromboni, pianoforti e tastiere. Ed ecco che i cinque componenti del gruppo si trasformano in una vera banda, con il supporto di musicisti presi in prestito, tra i quali Max Gazzè, che, oltre ad imbracciare il basso, dà il suo contributo alla voce e agli arrangiamenti.

Volendo concludere con una piccola riflessione sui brani, possiamo aggiungere che la prima metà del disco è più d’impatto rispetto alla seconda, dove l’entusiasmo della band sembra leggermente scemare, lasciando il posto a canzoni meno trascinanti. Pensando a una futura antologia della bandabardò, diamo il nostro contributo alla selezione dei brani, li abbiamo nella testa da giorni: “Sette sono i re”, “1, 2, 3 stella” e “Non sarai mai” (non sarai mai/il nome di una piazza/simbolo di razza/tu, ridi solo per lavoro). Anche il resto, però, è buona musica. (Paola De Simone)

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