Su ‘Se Mi Rilasso Collasso’
Venerdì 26 Luglio 2002
Sarà banale dirlo, ma per la Bandabardò quest’album ha un duplice valore: da un lato di ideale suggello ai suoi primi otto anni di carriera per lo più trascorsi calcando i palcoscenici, e dall’altro base di partenza per ulteriori avventure che si immaginano ancor più vivaci e avvincenti di quelle (intensamente) vissute.
“Se mi rilasso… collasso”, che a partire dal titolo vuole sottolineare quanto l’ensemble fiorentino sia legato a concetti quali dinamismo e ironia, allinea infatti inedite riletture dal vivo di tutti (o quasi) i brani più noti de “il circo mangione”, “iniziali bi-bi”, e “Mojito Football Club”, con l’aggiunta dell’evocativo Manifesto, inciso in studio con la produzione di Riccardo Sinigallia e fino ad ieri mai pubblicato. Non un disco “nuovo” nel senso abituale del termine, dunque, ma neppure un’antologia convenzionalmente intesa: un riassunto creativo, definiamolo cosi, del percorso di un gruppo che come pochissimi altri - e non solo in italia - sa far convivere senza attriti intensità emotiva e leggerezza, strumenti acustici e grinta rock’n roll, gioa di vivere e malinconia esistenziale, istinto e raziocinio, iperattività e svacco, serietà e divertimento, il tutto immerso in atmosfere che, nelle musiche così come nei testi, esaltano il gusto sottile dell’amarcord e regalano una picevolissima sensazione di libertà.
Nel complesso meno irruente rispetto a ciò che ci si potrebbe attendere da un live, ma ricco di sfumature interpretative a dir poco brillanti, “Se mi rilasso… collasso” è un viaggio appassionato e appassionante nel mondo policromo della Banda, popolato di personaggi spesso felliniani e illuminato dal sole di un romanticismo che riesce abilmente a non scadere mai nella romanticheria; un viaggio in sedici tappe (più l’immancabile ghost track: la cover di Una giornata uggiosa di Battisti) finalizzato a un entertainment acuto e profondo a dispetto della solo apparente levità di trame e temi, che spalanca orizzonti sonori caldi e armoniosi dove il cicerone Enrico “Erriquez” Greppi sa far fruttare al meglio la sua voce confidenziale ed espressiva.
Chiamateli pure busker, questi nomadi delle sette note (e dele strade e autostrade della Penisola), o anche fricchettoni: garantito, non se ne avranno a male. Brindate alla loro salute e unitevi senza remore alla folla innamorata e innoquamente sballata che già li segue lungo l cammino.

